| Photo Information |
Copyright: Luca Bellincioni (lucabellincioni)
(215) |
| Genre: Landscapes |
| Medium: Color |
| Date Taken: 2006-02-26 |
| Categories: Mountain |
| Exposure: f/2.8, 1/800 seconds |
| More Photo Info: [view] |
| Photo Version: Original Version |
| Date Submitted: 2007-11-11 14:07 |
| Viewed: 903 |
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La Sabina aveva conservato fino pochi anni fa un paesaggio collinare tra i più affascinanti dell’Italia Centrale, dominato da magnifici uliveti e da colline verdeggianti, e caratterizzato da una spiccata impronta medievale, con numerosi casali, borghi e castelli isolati l’un l’altro e talvolta abbandonati (molto diffuse qui le cosiddette “città morte”). Negli ultimi anni, purtroppo, l’intero comprensorio, soprattutto quello ad Ovest della Salaria e rivolto alla Valle del Tevere (la cosiddetta “Sabina Tiberina”), ha subito, e subisce tuttora, una forte aggressione edilizia (più o meno legale) a causa della relativa vicinanza alla Capitale, sicché parte di questo territorio, col decadere lento ma costante dell’agricoltura, va pian piano assumendo una funzione residenziale rispetto a Roma.
Nonostante ciò, trattandosi di un’area interessata da un notevole spopolamento e abbastanza lontana dallo sviluppo industriale, la Sabina, anche in virtù dell’importanza mantenuta qui dal settore agricolo, è ancora terra dalla chiara vocazione turistica, e non solo per la bellezza dei paesaggi rimasti integri, ma anche per la presenza di testimonianze storiche ed artistiche di particolare suggestione, come innanzitutto la venerata Cattedrale rurale di Santa Maria in Vescovio e l’antichissima Abbazia di Farfa, che custodisce opere letterarie ed artistiche di inestimabile valore e che ospita un pittoresco borgo medievale: proprio attorno ad essa si allarga peraltro una della vallate più pittoresche del Lazio.
Se il toponimo geografico di “Sabina” in questa sede rischia di essere fuorviante, poiché esso include tradizionalmente un territorio assai ampio di quello trattato nel presente paragrafo, si può tuttavia affermare che il cuore della regione storica sabina si trovi lungo l’omonima catena pre-appenninica. Si tratta di rilievi calcarei di quota modesta ma di notevole interesse naturalistico e ambientale: oltre ad una flora molto varia, vi si rilevano numerosi fenomeni carsici, come ad esempio l’enorme voragine del Revotano (seconda per grandezza solo al Pozzo d’Antullo sugli Ernici), che si apre nei pressi del grazioso borgo turrito di Roccantica. Allo stesso tempo è da sottolineare il valore storico ed artistico di questi monti: tra le loro grotte non è raro incontrare eremi di rara suggestione.
Riteniamo che assieme alla già citata Valle del Farfa almeno le due cime maggiori dei Monti Sabini, ossia il Tancia (1292 mt) e il Pizzuto (1288 mt), debbano essere necessariamente tutelate. Il Revotano, in particolare, potrebbe ricevere il riconoscimento di Monumento Naturale. L’istituzione di un Parco Regionale dei Monti Sabini (o una Riserva del Farfa e una Riserva dei Monti Tancia e Pizzuto) darebbe senz’altro nuovo impulso ad un comprensorio che, a causa del calo demografico e della mancanza di opportunità economiche (che verrebbero invece a crearsi proprio tramite una seria valorizzazione turistica), rischia non solo di perdere la propria preziosa identità ma di subire, come sta avvenendo, un incontrollato fenomeno di urbanizzazione delle campagne, soprattutto lungo le strade principali.
LB |
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